Dopo la richiesta di fiducia di Crosetto sul decreto Ucraina, la Camera ha votato e dato il via libera tramite il voto.
Tramite Guido Crosetto, il Governo ha posto la questione di fiducia sul disegno di legge sull’invio di armi per sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia. Dopo la richiesta del titolare della Difesa, la Camera si è espressa con una votazione che si è conclusa con 207 voti favorevoli dando il via libera al decreto.

Decreto Ucraina: via libera della Camera dopo la votazione
Via libera dell’Aula della Camera alla fiducia posta dal governo sul decreto Ucraina, con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Da sottolineare la posizione dei “vannacciani” che hanno fatto il proprio esordio al voto parlamentare, dopo che si è consumato lo strappo con la Lega. I fedeli di Vannacci hanno già svelato la loro mossa: sì alla fiducia al governo sul provvedimento, e no al provvedimento. Nello specifico, dopo la richiesta di fiducia arrivata tramite Crosetto, in 330 sono stati presenti e chiamati a votare. Effettivamente hanno, invece, espresso la propria opinione in 326 con 4 astenuti. Hanno votato sì 207, no 119, risultato che ha permesso alla Camera di approvare.
La posizione dei vannacciani
Grande interesse c’è stato per la posizione al voto dei “vannacciani”. Sul tema si era espresso poco prima del voto decisivo Vannacci: “Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare”, ha fatto sapere il Generale.
“Infatti, ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti. Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono l’impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale. Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità”.